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Il mondo di Starkey – intervista a Alessandro Nutini

Con l’arrivo dell’autunno ogni sabato ad AltriMondi si servono degli AperiLibri davvero speciali.
Sorseggiando un cocktail o un calice di vino, puoi incontrare gli autori che presentano le loro opere, si raccontano e rispondono alle domande del pubblico.

Oggi abbiamo un ospite d’eccezione: Alessandro Nutini, cantante e bassista di diversi gruppi musicali italiani e batterista del gruppo folk rock Bandabardò. Un musicista che arriva nei panni da scrittore alla sua terza pubblicazione.

 

Alessandro, detto “Nuto”, ci presenta il suo ultimo libro, “Il mondo di Starkey”, un romanzo di fantascienza in cui una mutazione a livello globale porterà sulla Terra la terribile minaccia di una guerra tra razze.

 

Conosciamo meglio l’autore e la sua produzione letteraria attraverso le sue stesse parole, ricche, come i suoi libri, di ironia dissacratoria, ma anche di una profondità per nulla scontata.

Dopo aver inciso almeno una ventina di album musicali, è piuttosto evidente la tua propensione artistica, ma com’è avvenuto il passaggio dalla musica alla scrittura? É sempre stata una tua passione latente o si è palesata solo negli ultimi tempi?

“La scrittura è sempre stata un mio passatempo ma indubbiamente lo sviluppo del social ha contribuito a rendere un po’ più visibile questo lato nascosto. Qualche anno fa si è presentata l’occasione di pubblicare, grazie ad una motivazione benefica e alla complicità degli amici di Ouverture, e sono usciti prima “Vita da Bestie” e poi “A proposito del rospo”. Si può dire che – anche se “Il mondo di Starkey” è qualcosa di diverso, essendo un vero e proprio romanzo – tutto sia iniziato da lì.”

I tuoi primi due libri “Vita da bestie” e “A proposito del rospo” sono un dissacrante insieme di scritti comici, per nulla banali, che rendono esilaranti anche le più piccole riflessioni quotidiane. Anche se nessun genitore racconterebbe mai le tue fiabe al proprio bambino, la tua versione lascia il lettore sempre con il sorriso, pur facendo riflettere. Quando hai cominciato a scrivere avevi davanti un disegno ben definito per la tua opera oppure hai semplicemente seguito il flusso dei pensieri nel momento in cui si presentavano?

“Ho appena finito di scrivere un post dopo aver letto la notizia di un arcivescovo che si è fatto trainare in processione da 50 bambini a bordo della propria Porsche. Per me funziona così: leggo qualcosa che mi accende la lampadina, e di solito il surreale prende il sopravvento. Certo, spesso la realtà è fin troppo surreale già per conto suo, ma rimane l’idea che si può affrontare tutto con un sorriso, smutandare il potente, sezionare l’esistente e le sue contraddizioni. Forse solo svelando il ridicolo che sta dietro agli aspetti grotteschi e insostenibili della contemporaneità conserviamo la speranza di venirne fuori. Perché l’idea di fondo, naturalmente, è che siamo con l’acqua alla gola. Questo l’ho corretto, avevo scritto “siamo nella merda fino al collo”.”

L’elemento che, insieme all’ironia grottesca, caratterizza i tuoi primi libri è l’impegno sociale nel sostenere, con il ricavato delle vendite, Il Progetto Semillita del Sol, Associazione Ya Basta e l’Associazione Trisomia 21 Onlus. In che forma e misura pensi che la risata, anche quella forte e sguaiata, possa salvare un pezzettino di mondo e fare del bene alle persone?

“Credo che essere provvisti di buonumore sia un bene. Certo, non basta. Nel senso, per dare davvero un piccolo colpo al timone e cercare di indirizzare la prua verso un orizzonte diverso, ci vuole tanto altro. Partecipazione, impegno e costanza. Ma come dicevano gli zapatisti, “non c’è rivoluzione senza festa”. Le due associazioni che hai menzionato sono due buoni esempi di persone che ci aiutano a restare umani. Lo fanno fuori dai riflettori, e sono preziosi per tutti. Anche per chi non lo sa.”

Il tuo nuovo libro “Il mondo di Starkey” mantiene la vena ironica che caratterizza il resto della tua produzione letteraria e del tuo modo di essere, ma in fondo dà diversi messaggi a chi li voglia cogliere. Ci sono state in qualche misura delle vicende politiche o sociali attuali che ti hanno ispirato per raccontare la tua storia oppure è unicamente frutto della tua fantasia e della voglia di divertirti e far divertire?

“Non ci sono state vicende particolari, ma sicuramente la storia nasce dalla contemplazione del mondo in cui viviamo e dalla mia personale visione dell’essere umano e della sua dualità. Un bipede imperfetto, l’uomo, molto plastico. Sempre in bilico tra il grottesco e il sublime.”

Guardando al futuro non fantascientifico, ma reale, hai già pensato a quale potrebbe essere il tema portante di un tuo nuovo scritto? Ti piacerebbe scrivere un soggetto che abbia a che fare con l’altra grande passione della tua vita che è la musica?

“Scrivo sempre molto, mi rilassa. Raramente di musica. Anche perché amo certa roba vecchia e rumorosa, della quale è già stato scritto tutto. Accarezzo l’idea di scrivere qualcosa riguardo un’altra mia grande passione, il tennis. Ma non so, al momento penso solo a raccontare la storia di Starkey. In fondo gli voglio bene, mi ha tenuto compagnia durante il lockdown… sono cose che ti legano.”

Se vuoi conoscere l’epilogo della storia e scoprire se la salvezza planetaria verrà realizzata dallo strampalato eroe in essa raccontata, non ti resta che venire da AltriMondi e acquistare “Il mondo di Starkey”.

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